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Un piano partita per Mamma e Papà



Come aiutare i genitori ad avere una grande esperienza sportiva.

Di Ed Schilling, Executive Director/Trainer, Champions Academy, Zionsville, IN

è un pò lungo e potrebbe apparire noioso,

ma vale veramente la pena leggerlo fino in fondo con attenzione.

...segue






Gli allenatori che stanno preparando la loro squadra di pallacanestro per la stagione sportiva faranno bene ad estendere le loro responsabilità ad un altro gruppo di importanti giocatori : i genitori dei giocatori.

Anche loro si stanno sforzando per assicurare ai loro ragazzi una stagione positiva : atleticamente, socialmente e nella prospettiva della loro crescita fisica e tecnica. Noi allenatori lavoriamo con i Genitori per sviluppare la passione dei bambini e dei ragazzi, per raggiungere un alto livello di rendimento in campo e fuori.

In questa sede vorrei offrire agli allenatori la visione su come i Genitori possano ottimizzare il loro contributo durante la stagione, per far sì che ogni anno diventi il miglior anno della carriera dei loro figli, un anno indimenticabile.

Inoltre vorrei entrare nei cuori e nelle menti degli allenatori e dei giocatori per insegnare loro come si possa comunicare efficacemente e rendersi conto che l’allenatore è una figura che può rendere un’annata sportiva il miglior periodo per costruire duraturi rapporti fra genitori, giocatori ed allenatori.

Nessun allenatore desidera perdere ; la continuità del suo lavoro dipende qualche volta dalla vittoria, ma nel settore giovanile dal miglioramento e dalla crescita umana dei vostri figli.

Parecchie volte nella mia carriera ho avuto compagni di squadra con i quali non avevo niente in comune, con stili e priorità nella vita che non ho mai apprezzato. Ciò nonostante, erano fra i nostri giocatori migliori, e conseguentemente hanno giocato quanto la loro performance meritava, ed hanno dimostrato di migliorare ogni giorno un poco, come tutti noi.

Questa premessa mi serve per dire che, al di là della disciplina e delle violazioni delle regole di squadra, non conosco alcun allenatore che tenga un giocatore in panchina solamente perché non gli piace, se quello stesso giocatore può aiutarlo a vincere, dopo essersi impegnato al massimo la settimana precedente e quella prima ancora.

I Genitori devono capire che gli allenatori non vogliono imbrogliare i ragazzi.

Solitamente lavorano come tecnici e come formatori, per aiutare i ragazzi e mai per danneggiarli. Questo è quanto un coach vuole far sapere e far capire ai Genitori ed alle famiglie.
Chi scrive ha allenato per 17 anni, al Liceo, nei College ed a livello Professionistico, è figlio di un allenatore, quindi ha speso la vita intera con i ragazzi ed i rispettivi Genitori.
Credo che i Genitori debbano sapere un po’ di cose sul lavoro dell’allenatore.

In primo luogo, gli allenatori prendono le loro decisioni innanzitutto per far crescere TUTTO il gruppo, e non solo chi appare più o meno simpatico ; in secondo luogo, il coach esegue una valutazione attenta degli allenamenti, del comportamento, dell’atteggiamento e della mentalità di ogni singolo giocatore ; il terzo punto, nel settore giovanile, è vincere. I Genitori ed i tifosi non hanno una visione completa.

Per esempio, negli ultimi due minuti di una partita, un giocatore esce dalla panchina e realizza ripetutamente da tre punti : questo non è un indicatore tassativo e reale delle capacità del giocatore, che magari ha mostrato difficoltà in allenamento, negli esercizi e nelle partite, e per questo motivo ha giocato solo pochi minuti.

Inoltre, la squadra migliore non sempre è formata dai cinque giocatori di maggior talento. Spesso la ricerca di una “chimica di squadra”, i ruoli di gioco, gli accoppiamenti difensivi ed il piano partita, determinano la scelta dei cinque giocatori in campo.

E’ sufficiente guardare le ultime Olimpiadi, gli ultimi Campionati del Mondo di Basket o gli ultimi Playoff Italiani per aver la prova che i cinque giocatori di maggior talento non fanno sempre la “squadra migliore”.
“ Solo perché vostro figlio/a può battere uno contro uno qualsiasi giocatore del quintetto base dovrebbe partire in quintetto?

Un allenatore considera molte cose prima di determinare chi gioca, quanto e quando. Il leggendario John Wooden ha fatto giocare i ragazzi che lui considerava “i migliori secondo il SUO concetto di squadra”.

Ovviamente, gli allenatori usano criteri di verifica tangibili ed intangibili per determinare i tempi di gioco. I criteri di verifica intangibili includono concetti come l’allenabilità, l’attitudine, la puntualità, l’etica di lavoro, la concentrazione in campo, l’impegno, l’attenzione ai particolari e l’aiuto ai compagni. Questi sono fattori valutati dal coach.

I Genitori non possono essere totalmente obiettivi nella valutazione del loro figlio/a.

Neppure mio padre, ex allenatore in una Università Americana, poteva vedere esattamente le mie debolezze di giocatore.

Ed oggi, nemmeno io riesco a vedere i difetti dei miei figli. I genitori amano i loro figli e cercano di capire qual è la cosa migliore per il figlio, mentre gli allenatori si sforzano di vedere qual è la cosa migliore per la squadra.”
Comunicazione efficace e sana per genitore e ragazzo.

Il secondo concetto ad influenzare l’esperienza sportiva è la capacità del genitore di comunicare efficacemente con il figlio. La cosa più importante da comunicare, particolarmente dopo una partita, è l’incodizionato amore familiare.

Ci sono troppi commenti fuori dal campo. Al termine della gara, il coach valuta squadra e giocatori nello spogliatoio. Ma i tifosi nel frattempo hanno già dato valutazioni con applausi, fischi, espressioni non-verbali, e purtroppo anche critiche verbali…o addirittura peggio : non c’è niente di peggio che sentire levarsi dalla tribuna e dal proprio gruppo di Genitori un sonoro “ NOOOOO !!!! “ ad un errore di un qualsiasi giocatore. Io suggerisco piuttosto un fragoroso applauso.

I “media” garantiranno valutazioni non richieste sui Vostri figli, che poche o tante persone ascolteranno o leggeranno. Il vostro ragazzo deve sapere che lo amate senza riserve, a prescindere dalle sue prestazioni cestistiche. Questo amore incondizionato avrà effetto sul vostro ragazzo più di ogni vostra valutazione sulla partita appena svolta.

Come Genitori, dovete avere un messaggio importante da trasmettere al Vostro ragazzo : riguarda il suo comportamento durante la gara. A volte lo Staff può essere così coinvolto nella partita da non accorgersi della sua reazione quando viene tolto dal campo per un comportamento irrispettoso o una protesta nei confronti di un arbitro, un compagno, un avversario o verso lo stesso allenatore. Il Genitore è responsabile del comportamento scorretto del figlio.

Se il ragazzo non presta attenzione durante il time-out, o scherza in panchina, bisogna farglielo notare.

Il Genitore deve capire che il ragazzo ha un immenso potenziale per distruggere lo spirito della squadra, per questo deve fare attenzione alle cose che dice al figlio fuori dal campo.

Tutte le parole spese negativamente nei confronti del coach o dei compagni o arbitri o avversari avranno effetto sul figlio. Il genitore ha una posizione di grande influenza su di lui. Se dice che il coach non è “bravo”, o che ha preso una decisione sbagliata, o che lo sta prendendo in giro, infonderà mancanza di rispetto nei confronti dell’allenatore, ed ostacolerà l’allenabilità e l’entusiasmo del figlio stesso. E non solo per quella occasione, o per quel coach, o per quella società sportiva…ma per sempre!

Avete mai camminato in una stanza in cui qualcuno sta parlando alle vostre spalle? Potreste non aver capito una singola parola, ma in realtà sapete che stavano parlando di voi.

Quando un Genitore parla negativamente del coach, si genera un clima e uno spirito negativo. Il coach può non sapere esattamente cosa sta succedendo, ma avrà la sensazione che qualcosa non sta andando bene, ed alla fine ogni ragazzo ne soffrirà. Se avete a cuore vostro figlio, non parlate negativamente dell’allenatore, né davanti a lui né ad altri.
La fiducia reciproca tra allenatore e giocatore è un fondamentale fattore di successo in una stagione sportiva, in una carriera sportiva ed in una personalità in crescita.

Questi concetti si applicano anche alle parole che voi usereste nei confronti degli altri giocatori della squadra. Vostro figlio userà le stesse espressioni che voi usate nei confronti dei compagni di squadra. Una cosa è dire che un compagno non ha tirato bene o non ha giocato bene. Un’altra cosa è dire che non è capace e non avrebbe dovuto giocare o che non dovrebbe neppure tirare a canestro.

Ogni allenamento, ogni partita, ogni torneo, ogni stagione, ogni trasferta, fornisce molti “momenti per imparare” a tutti i Genitori.

Un Genitore dovrebbe sostenere fortemente le decisioni del coach e non allenare da bordo campo, ma c’è un’area in cui DEVE allenare ed è l’area in cui deve “insegnare ciò che è necessario per vivere”.

A prescindere dai momenti positivi o negativi del campionato, ci possono essere dei momenti eccellenti in cui il Genitore può insegnare qualcosa al suo ragazzo. Se per esempio il vostro ragazzo è in panchina e sta giocando pochi minuti, dovete insegnargli il modo in cui può contribuire al successo della squadra. Lui può fare il suo meglio lavorando forte in allenamento, incoraggiando i compagni durante le partite, seguendo il gioco in modo da essere preparato, se e quando arriverà il momento di giocare.

Tutto ciò che accade durante una stagione sportiva può contribuire a preparare il vostro ragazzo per la vita.

Per esempio, se il coach è un “urlatore”, voi come Genitori, potete suggerire di ascoltare che cosa ha detto e non in che modo lo ha detto.

Se la squadra sta perdendo e vostro figlio è scoraggiato, potete dire che un giorno potrà trovarsi in una situazione scolastica o di lavoro o sentimentale non felice, e che dovrà provare a risolvere le cose contro tutto e contro tutti.

Come Genitore, avete un ruolo importante nella crescita e nella maturazione di un figlio sportivo.

La stagione agonistica può darvi un grande insegnamento.
Ricordo questa citazione del mio vecchio coach Dick Dullaghan, “ la cosa più importante non è cosa ottenete giocando, ma cosa siete diventati avendo giocato “.

I Genitori dell’atleta sono anch’esse figure “pubbliche”.

Il terzo concetto da tener presente è che, come genitore dell’atleta, siete una figura pubblica. Durante i miei anni come “reclutatore” di giocatori di pallacanestro per l’Università, andavo nelle palestre delle High School e, puntualmente qualcuno mi chiedeva se ero lì per reclutare nuovi giocatori.

Mi indicavano subito dove erano seduti i genitori dei ragazzi. La maggior parte dei tifosi e degli addetti sanno anche questo. Come genitori, sarete conosciuti non soltanto dal pubblico, ma sarete percepiti come fattori che influenzano nel bene e nel male l’andamento della vostra squadra.

Qualsiasi cosa diciate, sarà ripetuta da altre persone e riferite come vostro parere personale; se criticate il coach con qualcuno che a sua volta lo critica, o anche lo ammira o lo difende, potete essere sicuri che il coach lo verrà a sapere.

Le espressioni del vostro viso verranno osservate dalla gente intorno a voi. Se gesticolate quando un giocatore sbaglia un tiro o perde la palla, gli altri intorno a voi vi guarderanno. Il “self-control” è una grande sfida durante una partita, specialmente quando giocano i vostri figli: nelle altre occasioni, lo avete già notato, è più facile.

Inoltre dovete resistere alla tentazione di rispondere alle osservazioni negative e pure agli insulti degli altri tifosi. Le osservazioni negative derivano spesso dalla gelosia e dall’ignoranza. Se rispondete, rischiate di causare una lite o una baruffa.

Avendo lavorato come coach sia a livello NBA, che College, che High School, so per certo che qualunque cosa coinvolga i membri della famiglia, prima o durante una partita avrà un effetto negativo sul giocatore: tanto peggio se è vostro figlio.

Suggerisco che vi comportiate come se non aveste sentito le critiche, gli insulti, le osservazioni negative ; alzatevi e cambiate posto, non create discussioni, vostro figlio potrebbe sentirvi, vedervi, distrarsi, deconcentrarsi, spaventarsi, caricarsi di energie negative.

Come ho già accennato, sono stato anche Talent Scout, ed ho assistito a scene incresciose e ridicole originate da singoli genitori.

Se un giocatore potesse vedere se stesso protestare in campo contro il fischio di un arbitro ( che spesso non è così sbagliato ), non lo rifarebbe. Perché capirebbe che protestare con gli arbitri non aiuta nessuno, anzi spesso può danneggiare la squadra del cuore.

Se vedo il genitore di un giocatore che volevo reclutare comportarsi in maniera focosa o con scarsa educazione o da sciocco, mi domando se proprio desidero trattare con lui per qualche anno di settore giovanile.

Quando un Genitore urla contro gli arbitri, dà al proprio figlio una giustificazione ed un alibi per la sua prestazione negativa, o per protestare a sua volta.

Al contrario un genitore ha sempre occasione per sostenere gli altri giocatori della squadra. Quando un Genitore sostiene la squadra senza considerare quanto tempo gioca il proprio figlio, lancia un messaggio positivo alla squadra, alle altre famiglie, a suo figlio, al coach e anche alla società sportiva.

Ho notato anche questo aspetto: ci sono genitori che seguono le partite della squadra tranne quando il figlio gioca poco, oppure si fa male o è influenzato o non viene convocato.

Tale comportamento trasmette un chiaro messaggio agli altri genitori ed ai giocatori: le attenzioni del genitore erano rivolte solo al figlio e non alla squadra. Se desideravate contribuire al successo della squadra, assistete alle partite “ per la Squadra” e non solo per vostro figlio.
Gli anni del settore giovanile sono un periodo importantissimo per costruire il rapporto genitore-ragazzo, ed il genitore deve godere questa “stagione di vita” insieme al suo ragazzo. Provate a rendere questo momento giovanile speciale, perché finirà molto rapidamente. Dalla scuola media all’università tanti giocatori che vorrebbero far parte della squadra, vengono tagliati o non hanno un buon club in città, con buoni dirigenti, buoni allenatori, buoni impianti, buone tradizioni come abbiamo noi.

Il Genitore dovrebbe essere contento che suo figlio riesca ad avere un posto nella squadra, anche se non è molto ciò che riesce a dare. E’ così importante per atleti e genitori essere alle partite : anche a quelle dei compagni più grandi e più piccoli. Dovreste vedere come anche i giocatori di serie A litigano per avere i biglietti per i loro genitori.

Personalmente ricordo quanto fosse fantastico avere i miei genitori alle partite. Se perdevamo la partita, era comunque piacevole aver vicino una persona cara. E’ sempre più appropriato il vecchio adagio “ la famiglia moltiplica le gioie e divide i dispiaceri “. Cogliete ogni opportunità per contribuire a condividere la gioia ed ad attutire i dispiaceri della esperienza sportiva insieme al vostro ragazzo.

Per concludere, non lasciare che il minutaggio di gioco, le sconfitte, o i momenti difficili rubino la gioia che ti coinvolge nel supportare tuo figlio, nell’aiutarlo a superare serenamente tutti gli ostacoli.

Quando ho giocato a pallacanestro per l’Università di Miami in Ohio, uno dei genitori dei miei compagni di squadra ha esemplificato questo concetto di godere di questa esperienza, gratificando suo figlio ma anche tutti noi della squadra.

Il mio compagno di squadra, Jeff Fuerst, a volte ha giocato, altre non è neppure entrato in campo, altre ancora non entrava in formazione.

Secondo alcuni genitori, questo giocatore avrebbe dovuto serbare rancore per il suo coach. “ Come può mio figlio giocare così bene l’ultima partita e neanche vedere il campo in questa? “. Non il padre di Jeff, lui era ottimista, positivo, un vero sostegno per Jeff, la squadra, il coach, gli altri giocatori, sia che il figlio giocasse o meno.

Aspettavo con impazienza di vedere il sig. Fuerst alle partite. Lui viveva a Chicago, che non è assolutamente vicino ad Oxford nell’Ohio; quando non poteva venire alla partita, guidava la macchina fino al punto in cui poteva sintonizzare la stazione radio sulla partita per sentirla in diretta dalla sua auto.

Lascio dire a voi se il sig. Fuerst ha aiutato suo figlio a valutare la gioia di far parte di una squadra di pallacanestro.

La mia speranza ed il mio consiglio per voi e per vostro figlio è quella di avere l’occasione per amare teneramente questo percorso di vita giovanile insieme.


Questa stagione non dura mai abbastanza a lungo, quindi, tu Genitore, fa’ che sia la migliore possibile.

Corso per arbitri maggiorenni

Ciao a tutti,

E' arrivata una mail dalla fip per un corso da arbitri, molto interessante soprattutto visto i vari cambiamenti che ci sono stati a livello di arbitraggio in questi anni, per i soli maggiorenni entro i 35 anni, per chi fosse interessato si faccia sentire o via tel o via mail, cosi vi spieghiamo tutto nel dettaglio.

Grazie e a presto erica

Codice di comportamento: l'etica buona per ogni sport

Quali potrebbero essere le norme di condotta di una società sportiva ideale?
Prova a leggere questo articolo e rimarrai sorpreso, ce n'è per tutti !


Per i giocatori

  • Giocate per divertirvi ed entrate a far parte della famiglia del basket.
  • Rispettate il gioco del basket e giocate secondo le sue regole.
  • Accettate le decisioni dell'arbitro e lasciate che sia il vostro capitano o il vostro allenatore a chiedergli spiegazioni.
  • Giocate tranquillamente, senza mai perdere la calma.
  • Fate sempre del vostro meglio e impegnatevi nel gioco per la vostra squadra e per il vostro club.
  • Siate "buoni sportivi", applaudite il bel gioco sia della vostra squadra che degli avversari.
  • Rispettate i vostri avversari. Trattate gli altri giocatori come vorreste essere trattati voi.
  • Non fate i prepotenti e non approfittatevi di nessun giocatore.
  • Il basket è uno sport di squadra e quindi cercate sempre di collaborare con il vostro allenatore,
    i compagni di squadra e le altre persone del vostro club.
  • Ricordate che gli scopi del gioco sono divertirsi, migliorare le proprie capacità e sentirsi bene.
  • Alla fine di ogni partita ringraziate gli avversari e l'arbitro.
  • Ricordate sempre che avete delle responsabilità nei confronti dei vostri avversari.
  • Se giocate duro fatelo sempre con correttezza senza l'intenzione di fare del male ai vostri avversari.
  • Vincere e perdere fanno parte dello sport: vincete con umiltà e perdete con dignità.
  • Ognuno di voi è parte della squadra e perciò è importante che seguiate regolarmente gli allenamenti,
    che ascoltiate il vostro allenatore e che aiutiate la vostra squadra.
  • Poiché il basket è un gioco di squadra, bisogna capire che tutti i giocatori sono ugualmente importanti.
    Trattare male un compagno è un atto molto grave.
  • Ricordate sempre che con il vostro comportamento rappresentate la vostra squadra, il vostro club, la vostra famiglia e il gioco del basket.
  • Ricordate sempre che lo sport è fondamentale, la scuola lo è di più.

Per i genitori

Ricordate che i bambini giocano a basket per il loro divertimento e non solo per il vostro.

  • Incoraggiate vostro figlio a giocare sempre secondo le regole.
  • Insegnate a vostro figlio che un tentativo onesto è importante quanto una vittoria, in modo che il risultato venga accettato senza delusioni.
  • Aiutate i bambini a lavorare per migliorare le proprie capacità e per diventare dei buoni sportivi.
  • Date il buon esempio applaudendo il bel gioco di entrambe le squadre.
  • Non ridicolizzate, non umiliate e non sgridate i ragazzi per aver fatto un errore o per aver perso una partita.
  • Non enfatizzate la vittoria a tutti i costi.
  • Non forzate un bambino riluttante a giocare a basket. Se il bambino avrà voglia di giocare, lo farà al momento giusto per lui, anche grazie al vostro incoraggiamento.
  • Sostenete tutti gli sforzi tesi a eliminare ogni violenza verbale o fisica dal basket.
  • Da spettatori non usate un linguaggio irriverente e non infastidite l'arbitro, l'allenatore o i giocatori.
  • Non mettete mai in dubbio pubblicamente le decisioni dell'arbitro e la sua onestà.
  • Riconoscete il valore e l'importanza di arbitri e allenatori che svolgono gratuitamente queste attività.
  • Identificate e riconoscete le qualità del basket e sostenete i suoi valori.
  • Comprendete il valore e l'importanza di uno sport di squadra.

Per gli allenatori

  • Ricordate che in quanto allenatori di una squadra "under" agite in vece dei genitori e questo rende il vostro impegno e le vostre attenzioni più onerosi di quelli di un allenatore di una squadra di adulti.
  • Siate d'esempio – i giovani hanno bisogno di un allenatore che rispettano.
  • Siate generosi con le lodi quando sono meritate. Non ridicolizzate e non sgridate i giocatori perché hanno fatto degli errori o hanno perso una partita.
  • Insegnate ai vostri giocatori che le regole del gioco sono un accordo comune che nessuno può eludere o infrangere.
  • Siate ragionevoli nelle vostre richieste riguardo il tempo,l'energia e l'entusiasmo dei giocatori.
  • Garantite che tutti i giocatori partecipino alle partite. I giocatori "scarsi" richiedono e meritano lo stesso tempo.
  • Ricordate che i giovani giocatori giocano per il piacere e per il divertimento, e che giocare e imparare delle competenze per il piacere di giocare ha la priorità sulla competizione altamente strutturata. Vincere non è il solo obiettivo.
  • Sviluppate nei giocatori e nella squadra il rispetto per l'abilità degli avversari, come pure per le decisioni dell'arbitro e per gli allenatori degli avversari.
  • Insistete sul "fair play" e sul gioco disciplinato. Non tollerate il gioco sporco, la rissa o il linguaggio volgare. Siate pronti a far uscire un giocatore che commette infrazioni.
  • Incoraggiate i giovani giocatori a sviluppare le competenze di base e la sportività. Evitate l'eccessiva specializzazione dei ruoli durante i loro anni di formazione.
  • Ponete degli obiettivi realistici alla squadra e ai singoli giocatori. E non spingete i giovani a competere come fossero degli adulti.
  • Create un ambiente sicuro e piacevole nel quale allenare e giocare.
  • Non sovraccaricate i giocatori più giovani con troppe informazioni.
  • Deve essere per voi un impegno personale tenersi informati su solidi principi e metodi di allenamento, e sui principi della crescita e dello sviluppo dei giovani.
  • Siate consapevoli dell'effetto che avete su bambini che stanno crescendo.
  • Ricordate anche voi l'importanza della scuola informandovi sul rendimento scolastico dei giocatori o chiedendo di farlo alla società.
  • Non criticate mai l'arbitro o i segnalinee durante o dopo una partita davanti ai giocatori o agli spettatori.
  • Ringraziate sempre l'arbitro e se ha preso delle decisioni che richiedono una chiarificazione, discutete i problemi dopo che tutti si sono cambiati.
  • Cercate e seguite i consigli di un dottore per stabilire quando un giocatore infortunato può rientrare in campo.
  • Assicuratevi che le attrezzature opportune siano sempre disponibili.
  • Seguite i corsi per allenatori.

Per gli spettatori

  • Ricordate che per quanto i giovani possono giocare un basket organizzato, non sono dei "giocatori internazionali in miniatura".
  • Applaudite il bel gioco sia della squadra ospite che della vostra.
  • Dimostrate rispetto per gli avversari della vostra squadra. Senza di loro non potrebbe svolgersi la partita.
  • Condannate l'uso della violenza in tutte le sue forme e a ogni occasione.
  • Gli abusi verbali nei confronti dei giocatori o dell'arbitro non possono essere accettati in alcun modo.
  • I giocatori e l'arbitro non possono essere il bersaglio di un comportamento ignorante.
  • Incoraggiate i giovani giocatori a giocare secondo le regole.
  • Gli spettatori possono contribuire alla piacevolezza dell'evento sportivo.
  • Siate orgogliosi del vostro club e del gioco del basket.


Autocandidatura coach per selezioni giovanili piemontesi

Autocandidatura coach per selezioni giovanili piemontesi






Notizie
1 Ottobre 2008
Autocandidatura coach per selezioni giovanili piemontesi
Il CNA regionale ha inviato un sms a tutti gli allenatori di base e allenatori che vogliano autocandidarsi ( meglio se Under 25), per collaborare con il nuovo Referente Tecnico territoriale per il Progetto di Qualificazione nazionale; coloro che sono interessati devono inviare un proprio curriculum a cna@piemonte.fip.it  entro il 5 ottobre.

[ Vai all'articolo ]



BUONA STAGIONE A TUTTI

LETTERA AI GENITORI

Il sito SanMauroBasketGiovane ha pubblicato una lettera che vuole essere anche un bel consiglio a noi genitori che spesso riversiamo il nostro agonismo e le nostre aspettative sui poveri figli che le devono subire ...

Ecco la lettera

Lo sai papà, che quasi mi mettevo a piangere dalla rabbia, quando ti sei sporto alla balaustra urlando contro l'arbitro. Io non ti avevo mai visto così arrabbiato!!
Forse sarà anche vero che, lui, ha sbagliato: ma quante volte io ho commesso degli errori senza che tu non mi dicessi niente………Anche se ho perso la partita "per colpa dell'arbitro", come dici tu, mi sono divertito lo stesso.
Ho molte gare da giocare e sono sicuro che se non griderai più l'arbitro sbaglierà meno……… Papà, capisci, io voglio solo giocare, ti prego, lasciami questa gioia, non darmi più suggerimenti che mi fanno solo innervosire; "tira !!", "passa !!", "palleggia !!"……… Mi hai sempre insegnato a rispettare tutti, anche l'arbitro e gli avversari e di essere sempre educato….
E se facessero un brutto fallo su di me, quante parolacce diresti???
Un'altra cosa, papà, quando l'allenatore mi sostituisce o non mi fa giocare, non arrabbiarti!!
Io mi diverto a vedere anche i miei amici stando seduto in panchina; siamo in tanti ed è giusto far giocare tutti.
E per piacere insegnami a fare da solo la borsa per gli allenamenti senza che non mi dimentichi niente; e scusami papà non dire alla mamma, al ritorno dalla partita, "oggi ho vinto" o "ha perso", dille solo che mi sono divertito tanto e basta!!
E poi, ti prego, non raccontare che abbiamo vinto perché ho segnato tanti canestri; non è vero!!! Ho fatto tanti canestri perché alcuni miei compagni hanno difeso ottimamente recuperando tanti palloni mentre altri mi hanno fatto dei passaggi smarcanti; ma in particolare abbiamo vinto perché tutti ci siamo impegnati moltissimo. E, ascoltami papà, non venire nello spogliatoio al termine della partita o degli allenamenti, per vedere se faccio bene la doccia o se so vestirmi, ma che importanza ha se mi metto la maglietta storta?? Papà, devo imparare da solo, sta sicuro diventerò grande anche se avrò la maglietta rovesciata, ti sembra ? E lascia a me la borsa: vedi ? C'è stampato il nome della mia squadra e mi fa piacere far vedere a tutti che io gioco a pallacanestro.
Non prendertela papà se ti ho detto queste cose, lo sai ti voglio tanto bene……… Ma adesso è già tardi devo correre in palestra per l'allenamento; se arrivo in ritardo il mio allenatore mi sgrida. Ciao.

COME SPIEGARTI IL BASKET !!!!


Il basket come scuola di vita.

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GENITORI, ISTRUTTORI E PSICOLOGO NELLO SPORT GIOVANILE


di Roberto di Lorenzo

La mia esperienza nasce da giocatore (scarso) con un padre sportivo di alto livello, che però non ha voluto che io praticassi una serie di sport per motivi “sociali”. Ho scelto il basket e ne ho fatto la mia vita. Come giocatore ho giocato pochissimo, allenandomi molto ed ottenendo un posto fisso solo quando sono diventato allenatore, presidente e giocatore della società in cui giocavo… Per giocare ho fatto l’allenatore e… ho smesso di studiare.

Varie le mie esperienze ma subito fulminato sulla strada della psicologia dello sport da Sandro Gamba. Ho allenato giovani a Napoli, la serie A, le nazionali giovanili, la serie A, per poi tornare alle giovanili a Napoli da direttore tecnico e dirigente.

Credo che il modello presentato da Tommaso ci aiuti molto a comprendere che in questo momento la capacità di relazionarsi ai ragazzi e quindi alle loro famiglie sia determinante nella riuscita del nostro lavoro.

Lo sport rappresenta una realtà in cui responsabilità individuale, rispetto delle regole si coniuga a divertimento in una situazione di scelta personale del ragazzo (anche se qui ci sarebbe da discutere).

Si dice che lo sport sia scuola di vita, per me lo può essere a patto che si metta una grande attenzione nell’insegnarlo e nel praticarlo.

Un’altra premessa, molte cose di cui parlerò spesso non si riesce a metterle in opera per una serie di situazioni contingenti, ma credo che la coscienza di ciò che deve essere fatto sia il primo passo per raggiungere un obiettivo.

Come arrivano i ragazzi a fare sport:

§ Messaggi pubblicità: dai corn flakes, ai giornali, ai compagni di scuola, alla Tv, ai video giochi dove ci si disegna campione (play station)!

§ Spinta del genitore:

o ex atleta

o sue mancate aspirazioni

§ Compagni di scuola, amici

Questi messaggi sono molto spesso improntati alla competitività esasperata, al vincere ed primeggiare tra gli altri come unica strada di fare sport.

Il non riuscire nello sport è un vedersi diminuito come immagine verso gli altri (genitori, compagni) e verso se stessi. E’ meglio andare male a scuola che non riuscire nello sport (secchione!)

Il riuscire all’opposto da spesso una prospettiva sbagliata di se stessi nella vita ed una sensazione di intoccabilità!

Da tutto ciò nasce una situazione di stress che va gestita dagli istruttori e dai genitori attraverso un corretta comunicazione tra:

1) Atleti – Istruttori

a) E’ la relazione più importante e può essere danneggiata da improprie critiche da parte dei genitori.

2) Genitori – Istruttori: quanto il tipo di rapporto influisce in modo diretto sull’atteggiamento e sul comportamento del giovane atleta nei confronti dello sport, non è facile definire ma la sua importanza è a mio parere sostanziale.

a) Cosa il coach deve comunicare ai genitori:

- Filosofia di gioco del coach

- Aspettative sul ragazzo

- Organizzazione degli allenamenti

b) Cosa comunicare all’allenatore

- Avere un primo contatto positivo presentandosi e proponendo una collaborazione

- Preoccupazioni particolari: comunicate direttamente al coach (problemi caratteriali, fisici, etc.).

- Problemi pratici (concomitanze di orari, studio, etc.)

- Specifiche preoccupazioni riguardo alla filosofia ed alle aspettative del coach.

c) Di cosa discutere con il coach

- Il trattamento riservato al figlio, mentalmente e fisicamente

- Modi per aiutarlo a crescere

- Preoccupazioni per il suo comportamento

d) Di cosa non parlare con l’allenatore

- Tempo di gioco

- Strategie di gioco

- Schemi chiamati

- Di altri giocatori

e) Come fare se ci sono cose di cui parlare con l’allenatore

- Fissare un appuntamento lontano dalla partita e dall’allenamento, in una situazione tranquilla e riservata.

3) Genitori - Atleti

a) Non cercare di vivere attraverso tuo figlio.

b) Se credi che l’allenatore non stia svolgendo un buon lavoro, non comunicarlo a tuo figlio.

c) Non dare suggerimenti tecnici durante la partita.

d) Non dare un cattivo esempio urlando contro arbitri ed avversari.

§ Scegliere lo sport giusto:

o Molti esperti sostengono che i ragazzi devono scegliere lo sport, a mio parere è vero solo in parte poiché sono troppi i messaggi che bombardano i ns. giovani e come genitore si dovrebbe riuscire ad aiutarli.

o Non vediamo solo gli sport di squadra, esistono altri sport in cui si può partecipare con più facilità non scartiamo a priori l’atletica, la canoa, la vela o altri sport che tra l’altro hanno il vantaggio di poter essere praticati per tutta la vita.

§ Fattori nella scelta dello sport:

o Il figlio sceglie perché….

§ Amici, genitori, tv, etc.

o In un secondo momento si rende conto che non riesce, diamogli l’opportunità di cambiare. Cerchiamo di capire perché vuole cambiare: il coach, la competitività, l’inadeguatezza.

o Il carattere svolge una funzione molto importante, non insistere con un figlio timido a partecipare ad uno sport di squadra quando per lui la corsa di lunga distanza è una situazione con cui si trova bene.

o La domanda centrale è “mio figlio si diverte nel fare sport?”

§ La scelta dell’allenatore

Insieme alle abilità tecniche i ragazzi imparano l’importanza di riuscire in un compito, il valore di avere una passione sportiva le ricompense del lavoro di gruppo, la gioia di raggiungere un obiettivo, l'importanza di sforzarsi per eccellenza, l'appoggio di un adulto premuroso ed il gusto dolce di realizzare il successo.

§ Il programma va in difficoltà quando l’allenatore stressa eccessivamente il concetto di vittoria mettendo in secondo piano gli altri benefici dello sport.

§ L’allenatore deve

o Saper insegnare e non solo avere conoscenze tecniche

o Dare entusiasmo, con la voce, con l’esempio sul campo

o Saper ascoltare, avere capacità di comunicare: Il rispetto nasce anche dal dimostrare la volontà di ascoltare gli atleti per tirare fuori che cosa hanno dentro e che aiuto richiede. Comprendere l’importanza dei piccoli problemi, la gelosia tra compagni per esempio.

Aiutare il figlio a sviluppare una sana aspettativa personale, accettando successi e fallimenti che derivano dal praticare uno sport. Questo è uno dei compiti principali che ha un genitore.

§ Parla con tuo figlio lontano dalla partita o dalla gara.

§ Cerca di stimolarlo a parlare ad esprimere ciò che sente, ciò che gli piace dell’allenamento, le sue esperienze. Ci vorrà tempo perché inizi a parlare.

§ Cerca di creare l’auto coscienza di ciò che ha fatto di buono, anche se la squadra ha perso. Se ha giocato male cerca di parlare di cosa ha imparato dagli errori fatti e cosa fare per migliorare in vista delle prossime partite. Comprendere la sensibilità dei ragazzi e quando arriva di cattivo umore condividi i suoi sentimenti, fagli sentire che hai capito. Dagli una prospettiva più ampia della situazione.

Cosa fare con un figlio non atleta: ci sono tante altre possibilità di vivere lo sport, allenatore, giornalista, statistiche, arbitro…!

“Primo l’atleta, secondo vincere” ma il vincere ha un suo valore, si deve imparare dalle vittorie come dalle sconfitte ed occorre spiegarlo ai ragazzi che percepiscono la differenza.

Il modo in cui il ragazzo reagisce allo stress dipende dall’allenatore e dai genitori.

In una ricerca di USA TODAY confermata da molti psicologi si sottolinea che una gran parte dei problemi è creata da genitori che hanno imparato ciò che sanno dello sport dal guardare lo sport professionistico in televisione e si aspettano che i loro figli usino le stesse strategie e tecniche usate dai professionisti. Da genitore ed allenatore bisogna ricordare che non ci si può aspettare da un ragazzo di essere un mini professionista, innanzitutto è un bambino e poi un giovane atleta.

Ma quale che sia il programma sportivo di tuo figlio la cosa più importante è di trasmettergli un amore incondizionato.

Negli Stati uniti è uscito un libro, che sta avendo un gran successo, che titola: Will You Still Love Me If I Don't Win? ( Mi vorrai bene se non vinco?)

Glubble: controllo parentale


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